lunedì 15 novembre 2010

A Pierantonio Costa lo Scudo di S. Martino


Firenze, 13 novembre 2010 - Assegnati questa mattina, con una cerimonia solenne nel salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, gli Scudi in Argento, gli Scudi in Bronzo e i Diplomi di Benemerenza conferiti dall’Istituto Scudi di San Martino a persone ed Enti che si sono distinti per atti di solidarietà umana ed eroismo. Quella appena conclusasi è la XXVII edizione. La cerimonia è stata introdotta da Eugenio Giani, presidente del consiglio comunale di Firenze, che nel corso del suo intervento ha sottolineato come, nel corso degli anni, questo appuntamento sia diventato un punto di riferimento importante, la principale occasione di premiazione della solidarietà e dell’altruismo a Firenze.
Gli scudi in Argento, gli Scudi in Bronzo e i Diplomi di Benemerenza vengono conferiti dall’Istituto Scudi di San Martino a persone ed Enti che si siano distinti per atti di solidarietà umana ed eroismo
La cerimonia di consegna
degli Scudi di San Martino
(Pressphoto)
Dello Scudo in Argento è stato insignito anche Pierantonio Costa, Console Onorario d’Italia a Kigali, Rwanda, dall’1988 al 2004, che, allo scoppio del genocidio del 1994, si adoperò attivamente per portare in salvo il maggior numero di persone possibile. Aiutato dal figlio, collaborando con la Croce Rossa e svariate Organizzazioni non Governative, alla fine del genocidio ha perso beni per più di tre milioni di dollari ma salvato numerose vite, circa 2000 persone tra cui 375 bambini. Pierantonio Costa, che non ha potuto presenziare alla cerimonia perchè all’estero, ha delegato Francoise Kankindi, presidente dell’Ass. BeneRwanda che ha sede a Roma e che tra l’altro sta sostenendo la candidatura al Nobel per la pace di Pierantonio Costa e di due donne Rwandesi, Yolande Mukagasana e Zura Karuhimbi

Per leggere tutto l'articolo: http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/2010/11/13/414121-assegnati_palazzo_vecchio.shtml

venerdì 12 novembre 2010

La Provincia di Roma Approva Mozione per il Sostegno alla Candidatura dei Giusti del Rwanda


La Provincia si impegna a sostenere la candidatura dei Giusti del Rwanda al Premio Nobel della Pace. 
E’ questo il contenuto della mozione approvata questa mattina in Consiglio provinciale che conferisce 
mandato al Presidente Zingaretti a rappresentare la volontà della Provincia di Roma presso il Comitato 
Promotore del Premio Nobel per la Pace,  perché valuti  la candidatura al Premio Nobel per la Pace di 
Zura Karuhimbi e Pierantonio Costa onorati come Giusti del Rwanda nel Giardino dei Giusti del Mondo  
di Padova e della scrittrice e intellettuale rwandese Yolande Mukagasana, sopravvissuta al genocidio
 dei Tutsi in Rwanda e attivista  della Pace premiata dall’Unesco.

martedì 2 novembre 2010

mercoledì 6 ottobre 2010

Il presidente colombiano Juan Manuel Santos stringe la mano a Yolande Mukagasana

Il presidente colombiano Juan Manuel Santos, a sinistra, stringe la mano a Yolande Mukagasana, sopravvissuta del genocidio ruandese del 1994 al palazzo presidenziale a Bogotà, Colombia. Mukagasana è stato invitata come ospite speciale di una cerimonia in cui Santos ha proposto una legge che andrà a beneficio delle vittime del lungo conflitto in Colombia con le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, o FARC. (AP Photo / Fernando Vergara)

Il presidente colombiano Juan Manuel Santos stringe la mano a Yolande Mukagasana

Il presidente colombiano Juan Manuel Santos, a sinistra, stringe la mano a Yolande Mukagasana, sopravvissuta del genocidio ruandese del 1994 al palazzo presidenziale a Bogotà, Colombia. Mukagasana è stato invitata come ospite speciale di una cerimonia in cui Santos ha proposto una legge che andrà a beneficio delle vittime del lungo conflitto in Colombia con le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, o FARC. (AP Photo / Fernando Vergara)

martedì 27 aprile 2010

"Schindler italiano" candidato al Nobel Salvò 2mila vite dal genocidio in Ruanda

Pierantonio Costa, imprenditore ed ex diplomatico,
nominato al premio per la Pace: nel '94 aiutò tanti africani

MESTRE (23 aprile) - Sedici anni fa riuscì a salvare duemila persone durante il genocidio in Ruanda, con oltre 800mila morti una delle pagine più sanguinose del XX secolo. Grazie al suo ruolo diplomatico (come console onorario d’Italia) fece la spola tra Ruanda e Burundi mettendo in salvo quanta più gente poteva.

Pierantonio Costa è nato a Mestre, ha 71 anni e oggi, per lo straordinario impegno di sedici anni fa, viene candidato al Nobel per la Pace. Lo "Schindler italiano" è nato in via Circonvallazione 2, dove è vissuto fino ai dieci anni. Abitava in una casa a tre piani con un enorme giardino che arrivava fino al fiume Marzenego. Ora la casa è ancora lì. Al posto del giardino negli anni del boom sono spuntati due palazzoni.

«L'ultima volta che sono passato di lì - racconta Costa - fu due anni fa, non mi sono fermato ma mi è bastato per realizzare come tutto sia cambiato». Dall'infanzia - fra via Circonvallazione, penultimo di sette fratelli, e le elementari alla Edmondo De Amicis,- la sua vita ha fatto un giro enorme e il suo mondo, da quando aveva quindici anni, è stato in Africa.

Al «continente nero» deve tutto, le più grandi gioie e soddisfazioni (la sua fortuna come imprenditore, il matrimonio con Mariann da cui avrà tre figli, l'incarico di console onorario) ma anche il più grande dolore. In Ruanda, nel genocidio degli anni Novanta, ha visto morire migliaia di persone, ma ne ha salvate duemila rischiando in prima persona. Pierantonio Costa, ora è uno dei candidati al premio Nobel per la Pace: la proposta è stata avanzata dall’onlus "Bene Rwanda". «Ne sono stupito e felicissimo, ma mi preme ricordare che condivido questa candidatura con altre due persone (le ruandesi Zura Karuhimbi e Yolande Mukagasana, come si legge anche nel sito web "nobelrwandasrighteous") che in quel periodo si sono spese moltissimo per portare aiuto - racconta dal Belgio dove si rifugia quando vuole staccare la spina - Dovessi vincere il Nobel, darò tutto il denaro alle associazioni ruandesi; sono orgoglioso di questa segnalazione, ringrazio quanti in Ruanda hanno proposto il mio nome».

Oggi il paese vive un momento tranquillo, ma il sangue versato, la violenza, i morti passati sotto i suoi occhi è impossibile dimenticarli. La sua testimonianza è stata tutta affidata a un libro - "La lista del console", edito nel 2004 - ma confessa di non parlarne volentieri: «Ogni volta che mi capita o mi chiedono di ricordare quel periodo, poi mi servono almeno due giorni per riprendermi». Nei tre mesi del genocidio, tra aprile e luglio del 1994, Costa ha portato in salvo prima gli italiani e gli occidentali e poi la popolazione locale. Spola continua fra Burundi e Ruanda usando della la rappresentanza diplomatica, della sua rete di conoscenze. E il suo denaro per ottenere visti di uscita dal Paese per tutti coloro che gli chiedevano aiuto.

Agendo con la Croce Rossa e alcune Ong, ha perso gran parte della sua fortuna economica, ma ha salvato duemila persone. Oggi, a 71 anni e una candidatura al Nobel per la Pace, continua nella sua attività di imprenditore - anche se è il primogenito Olivier a organizzare le imprese di famiglia - e si divide fra il Ruanda e Bruxelles meditando se tornare, un giorno, in Italia. «Tornare a Mestre? No, sono passati troppi anni, non conosco più nessuno. Forse a Montebello Vicentino, dove è nato mio padre».


(Fonte: ilGazzettino.it)

"Schindler italiano" candidato al Nobel Salvò 2mila vite dal genocidio in Ruanda

Pierantonio Costa, imprenditore ed ex diplomatico,
nominato al premio per la Pace: nel '94 aiutò tanti africani

MESTRE (23 aprile) - Sedici anni fa riuscì a salvare duemila persone durante il genocidio in Ruanda, con oltre 800mila morti una delle pagine più sanguinose del XX secolo. Grazie al suo ruolo diplomatico (come console onorario d’Italia) fece la spola tra Ruanda e Burundi mettendo in salvo quanta più gente poteva.

Pierantonio Costa è nato a Mestre, ha 71 anni e oggi, per lo straordinario impegno di sedici anni fa, viene candidato al Nobel per la Pace. Lo "Schindler italiano" è nato in via Circonvallazione 2, dove è vissuto fino ai dieci anni. Abitava in una casa a tre piani con un enorme giardino che arrivava fino al fiume Marzenego. Ora la casa è ancora lì. Al posto del giardino negli anni del boom sono spuntati due palazzoni.

«L'ultima volta che sono passato di lì - racconta Costa - fu due anni fa, non mi sono fermato ma mi è bastato per realizzare come tutto sia cambiato». Dall'infanzia - fra via Circonvallazione, penultimo di sette fratelli, e le elementari alla Edmondo De Amicis,- la sua vita ha fatto un giro enorme e il suo mondo, da quando aveva quindici anni, è stato in Africa.

Al «continente nero» deve tutto, le più grandi gioie e soddisfazioni (la sua fortuna come imprenditore, il matrimonio con Mariann da cui avrà tre figli, l'incarico di console onorario) ma anche il più grande dolore. In Ruanda, nel genocidio degli anni Novanta, ha visto morire migliaia di persone, ma ne ha salvate duemila rischiando in prima persona. Pierantonio Costa, ora è uno dei candidati al premio Nobel per la Pace: la proposta è stata avanzata dall’onlus "Bene Rwanda". «Ne sono stupito e felicissimo, ma mi preme ricordare che condivido questa candidatura con altre due persone (le ruandesi Zura Karuhimbi e Yolande Mukagasana, come si legge anche nel sito web "nobelrwandasrighteous") che in quel periodo si sono spese moltissimo per portare aiuto - racconta dal Belgio dove si rifugia quando vuole staccare la spina - Dovessi vincere il Nobel, darò tutto il denaro alle associazioni ruandesi; sono orgoglioso di questa segnalazione, ringrazio quanti in Ruanda hanno proposto il mio nome».

Oggi il paese vive un momento tranquillo, ma il sangue versato, la violenza, i morti passati sotto i suoi occhi è impossibile dimenticarli. La sua testimonianza è stata tutta affidata a un libro - "La lista del console", edito nel 2004 - ma confessa di non parlarne volentieri: «Ogni volta che mi capita o mi chiedono di ricordare quel periodo, poi mi servono almeno due giorni per riprendermi». Nei tre mesi del genocidio, tra aprile e luglio del 1994, Costa ha portato in salvo prima gli italiani e gli occidentali e poi la popolazione locale. Spola continua fra Burundi e Ruanda usando della la rappresentanza diplomatica, della sua rete di conoscenze. E il suo denaro per ottenere visti di uscita dal Paese per tutti coloro che gli chiedevano aiuto.

Agendo con la Croce Rossa e alcune Ong, ha perso gran parte della sua fortuna economica, ma ha salvato duemila persone. Oggi, a 71 anni e una candidatura al Nobel per la Pace, continua nella sua attività di imprenditore - anche se è il primogenito Olivier a organizzare le imprese di famiglia - e si divide fra il Ruanda e Bruxelles meditando se tornare, un giorno, in Italia. «Tornare a Mestre? No, sono passati troppi anni, non conosco più nessuno. Forse a Montebello Vicentino, dove è nato mio padre».


(Fonte: ilGazzettino.it)